Umberto CROPPI, Presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma

NEI MUSEI ITALIANI, ARTE E CULTURA D’IMPRESA
L’ultima rilevazione dell’Istat calcola che in Italia vi siano 4.158 musei, 282 aree archeologiche e 536 monumenti, per un totale di 4.976 luoghi di cultura aperti al pubblico.

A questi vanno aggiunti i moltissimi piccoli musei spontanei che sorgono di continuo nei punti più disparati del nostro territorio, oltre quelli aziendali che spesso sfuggono ad ogni censimento.

Si tratta di una quantità di istituzioni, spesso private, che rappresentano un complesso che non ha pari nel mondo, sia per quantità che per capillare diffusione.

La mole di questo patrimonio è poi caratterizzata da un’infinità di varianti: se i musei più grandi e famosi sono quelli di archeologia e d’arte, esiste un numero impressionante di raccolte tematiche, legate a tradizioni locali, a pratiche e tecniche specialistiche, a oggetti specifici. Si va da quelli scientifici o naturalistici a quelli religiosi, quelli per gli strumenti musicali, per le ceramiche, i tessuti, dedicati ad episodi bellici o eventi storici.

Fino ad un pulviscolo di musei che raccolgono oggetti della civiltà contadina o della vita domestica e popolare che costituiscono un preziosissimo giacimento di conoscenze antropologiche. A questi vanno aggiunti quelli aziendali – etichettati come “Cultura d’impresa” e quindi “Made in Italy” -fondati sulla condivisione dei propri valori aziendali, i quali danno vita ad una ulteriore forma di scoperta dei beni culturali nonché di “Turismo Industriale”.

Figli del gusto rinascimentale per il collezionismo, perfezionato con l’aspirazione enciclopedica dell’illuminismo di catalogare e organizzare la conoscenza, i musei non sono solo luoghi di conservazione ma costituiscono una fonte viva e in costante aggiornamento della esperienza umana e dei linguaggi di divulgazione e condivisione del sapere.

Umberto CROPPI, Presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma